Il Metabolismo dell’Acetone

Quando ci troviamo in carenza di carboidrati e bruciamo molti grassi, l’organismo produce acetone.

L’acetone è una sostanza di scarto, molto volatile, eliminato con l’alito, il fiato e le urine.

Quando la produzione di acetone è elevato, il fiato e l’alito puzza di sidro di mele, ed indica una elevata perdita di grasso.

La produzione di acetone si può verificare in una delle seguenti situazioni:

  1. Diabete
  2. digiuno prolungato
  3. attività fisica di lunga durata
  4. durante il sonno notturno
  5. diete povere o prive di carboidrati e zuccheri “dette diete chetogeniche”
  6. febbre
  7. esposizione prolungata agli ambienti freddi
  8. alimenti termogeni e lipolitici, come la caffeina del caffè ed i polifenoli del te verde
  9. il consumo di 20 – 30 grammi al giorno di aglio, per la presenza di allil-metil-sullfuro.
  10. Stati febbrili
  11. abuso di alcolici

In questo post, non voglio parlare male o bene dell’acetone, ma spiegarvi il suo destino.

Che fine fa l’acetone?

L’acetone prodotto dall’organismo, segue queste tre strade:

  1. Espulso con l’alito ed il Fiato, rendendolo puzzolente di sidro di mele; avvicinatevi a qualche diabetico grave, e capirete di cosa si tratta.
  2. Espulso con le urne
  3. Trasformato in acido Piruvico per poi essere ossidato nei mitocondri.

Il punto n°3 è interessante, e per qualcuno “esperto della nutrizione”, può essere una novità!

Si! avete capito bene, l’acetone, può essere convertito in acido piruvico, un intermedio della glicolisi, e quindi essere sfruttato a scopi energetici.

Ma come fa l’acetone a trasformarsi in Acido piruvico, ed essere sfruttato energeticamente?

Bella questa domanda! Lo fa con tre – quattro passaggi!

  1. L’acetone che si forma dall’ossidazione spinta dei grassi, viene ossidato dall’enzima Cyp2E1 in Metilgliossale; (Attenzione! il metilgliossale è una sostanza che si forma sia dall’acetone prodotto dai grassi e sia dal 3-didrossifosfato della glicoslisi).
  2. Il Metilgliossale si combina spontaneamente con il glutatione per formare la hemithioacetale;
  3. La Hemithioacetale viene trasformata in 5-D-Lactoyl-glutatione, a mezzo dell’enzima Gliossalasi-1 (EC4.4.1.5). (è curioso sapere che la curcumina ed altri polifenoli inibiscono l’attività di questo enzima).
  4. 5-D-Lactoyl-glutatione viene poi trasformata in acido D-Lattico dall’enzima Gliossilasi-2 (EC3.1.2.6)
  5. Infine l’acido D-Lattico viene trasformato dalla lattato deidrogenasi in acido piruvico (o piruvato), ed entrare quindi nel mitocondrio per generare energia.

QUI IL GRAFICO DELLE TAPPE ENZIMATICHE

Enzimi coinvolti nella trasformazione dell'acetone in acido piruvici: Cyp-2E1 (citocromo-P2E1); GLO-1 (GLO-1 ovvero, gliossilasi-1 (EC4.4.1.3)); GLO-2, ovvero gliossilasi-2 EC 3.1.2.6); LDH = lattato deidrogenasi
Enzimi coinvolti nella trasformazione dell’acetone in acido piruvici: Cyp-2E1 (citocromo-P2E1); GLO-1 (GLO-1 ovvero, gliossilasi-1 (EC4.4.1.3)); GLO-2, ovvero gliossilasi-2 EC 3.1.2.6); LDH = lattato deidrogenasi

Interessante, vero?

Quindi anche da una sostanza di scarto dei grassi, che è l’acetone, può essere riconvertito in un intermedio della glicolisi, per alimentare i mitocondri e generare energia. Ce però da dire che questo meccanismo tipico delle diete chetogeniche, non fa altro che esaurire le riserve antiossidanti del glutatione.

Ora il mio scopo non era di criticare o elogiare la chetosi, ma semplicemente per illustrare come l’organismo sfrutta l’acetone ai fini energetici.

Tecnologo Alimentare Dottor Liborio Quinto

Fonte Bibliografica

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